È finita male la spedizione londinese di Dario MORELLO contro il 23enne inglese dell'Essex George LIDDARD. I due si giocavano il vacante titolo Europeo dei pesi medi. Onestamente, pur sperandoci, non mi aspettavo un esito diverso. Liddard, imbattuto, partiva con i favori del pronostico: la prestanza fisica da peso medio naturale e il pugno pesante ne facevano un avversario temibile (ora 15-0, 9 KO). Dario è stato estremamente coraggioso ad accettare la sfida in una categoria di peso superiore e a casa di un rivale ostico che si è dimostrato, nei fatti, superiore.
Sul ring della Copper Box di Londra, l'illusione è durata soltanto una ripresa: la prima. Un breve arco temporale in cui Morello ha avuto l'ardire di spiazzare l'avversario, tentando l'attacco e riuscendo persino a muovere la difesa del pugile inglese in un paio di occasioni.
Con il passare dei minuti, tuttavia, la stazza e i colpi pesanti di Liddard hanno finito per piegare l'orgoglio di Dario (che incassa così la seconda sconfitta in carriera, portando il suo record a 26-2). Durante la sesta ripresa il pugile italiano, visibilmente provato, è finito al tappeto. Al termine dell'ottava, anche a causa di una brutta ferita all'occhio destro, Ercole Morello ha deciso saggiamente di porre fine al combattimento per tutelare il figlio.
Con questa sfida si chiude la triade di incontri estivi che vedeva impegnati i pugili probabilmente più rappresentativi del nostro movimento (Magnesi, Oliha e Morello). Purtroppo, hanno tutti perso in maniera inequivocabile. Diventa quindi inevitabile una riflessione sullo stato della boxe tricolore: un movimento competitivo fino all'arco alpino, ma ancora in forte ritardo quando si tratta di farsi trovare pronti per gli appuntamenti europei o mondiali all'estero. La panacea per la guarigione è nota da tempo, ma si tratta di temi complessi e di difficile risoluzione. Dal mio piccolo angolo, posso soltanto esprimere tutto il mio rammarico
