TIRANA 13/07 - Che piaccia o meno, il 37enne toscano di Sansepolcro Alessandro RIGUCCINI (30-0) ad oggi è l'unico italiano in possesso di un titolo mondiale, seppur ad interim. Riguccini ha infatti vinto la corona interim WBA dei pesi medi battendo, sul ring di Tirana, il 28enne venezuelano Jesus CORREA (18-1). La vittoria di Riguccini è arrivata nel corso del 2 round quando il suo avversario è crollato dopo aver incassato due sinistri consecutivi al bersaglio grosso. Correa era finito al tappeto anche negli ultimi secondi del round d'apertura. Riguccini, già campione di kick boxing, ha creato la sua carriera pugilistica tra Messico e Venezuela e, dopo questa vittoria, il suo profilo sta dividendo non poco gli appassionati italiani di pugilato. Personalmente Correa non mi è sembrato un fulmine di guerra. Devo anche precisare che era la prima volta in cui vedevo in azione Riguccini e, francamente, anche le precedenti uscite, spesso valorizzate dalla vittoria prima del limite, non mi sembravano proponessero al nostro pugile dei contendenti probanti, specie se consideriamo le latitudini in cui combatte da anni. Tuttavia penso che Alessandro abbia fatto una scelta che, indubbiamente, pochi italiani fanno: quella di andare a combattere in Sudamerica e finora, piaccia o meno, questa tattica, in qualche modo, ha pagato. Semmai il toscano sarà chiamato ad affrontare avversari di vero calibro mondiale, allora sarà definitivamente accertato il suo valore e solo così penso finiranno tutte le chiacchiere.
Sinistro di Riguccini al bersaglio grosso di Correa
Da ieri sera il nostro pugilato torna ad avere un "campione del mondo". Il laziale Michael Magnesi, sul ring di Fondi, ha fatto propria la vacante corona Ibo dei superpiuma ai danni del 37enne svizzero-ruandese Patrick Kingamazi. Nonostante la boxe viva da decenni nella paradossale condizione di essere l'unico sport in cui cinque o sei atleti per categoria di peso possano contemporaneamente dichiararsi campioni del mondo, al netto del valore della sigla, la vittoria di Magnesi è da considerarsi importante per il rilancio della "nobile arte" italiana.
Il ragazzo è giovane (26 anni) e propone un pugilato abbastanza spettacolare in cui continuità di ritmo e pugno risolutore (dote rara nei nostri atleti) non passano inosservati allo spettatore. Di fronte ad un avversario forse di caratura non eccelsa ma di sicura esperienza internazionale, Magnesi si è dimostrato fighter, non cedendo mai il centro del ring e tentando la via del ko fin dal primo colpo di gong.
Magnesi con la cintura IBO di campione del mondo
Dopo una flebile resistenza alle serie portate dall'italiano, Kingamazi è andato al tappeto due volte: una nel terzo round e l'altra, definitivamente, nel quinto. In entrambe le occasioni è stato decisivo l'ottimo uso del gancio destro, portato in maniera secca, precisa e potente. Per Michael Magnesi (18-0 il suo record) si tratta di un successo che potrebbe schiudergli il cammino verso le sigle mondiali tradizionali. L'impresa non è semplice ma per ora il ragazzo merita i complimenti e un grosso in bocca al lupo.
Manny Pacquiao vs Keith Thurman da boxeringweb.net
Manny Pacquiao, a 40 anni suonati, ha vinto l'ennesima sfida rafforzando il suo status di leggenda vivente del pugilato mondiale. Fin qui più o meno quasi tutto nella norma. Il dato che però mi ha fatto lustrare gli occhi è come il Senatore Filippino è riuscito ad avere ragione di Keith Thurman.
Se diamo un'occhiata alle statistiche di CompuBox, infatti, noteremo una netta differenza per quanto riguarda il rapporto tra i colpi portati e quelli andati a segno. Forbice molto sensibile in favore di Thurman che, da questo punto di vista, ha mostrato una precisione più netta rispetto al suo avversario con 192 pugni andati a bersaglio su 443 portati (43%) contro i 113 sui 340 (33%) di PacMan.
Locandina del match da boxrec.com
Questo è forse il dato che è passato più in sordina, che non deve farci dimenticare lo spessore di Keith Thurman (29 - 1 - 22 ko), un campione vero, probabilmente tra i migliori in circolazione durante questi anni e arrivato imbattuto all'incontro più importante della carriera. Frenato spesso da problemi fisici che ne hanno ostacolato la carriera, sul ring del MGM di Las Vegas l'americano ha comunque dato sfoggio di un ritmo a tratti impressionante e di una precisione chirurgica nel portare i colpi. A mio parere, se di fronte non avesse trovato un campionissimo come Pacquiao, "One Time" avrebbe probabilmente vinto. Il dato è infatti confermato anche dalle "scorecards" dei tre giudici che, alla fine dei 12 rounds, hanno comunque espresso un verdetto di "split decision" per una vittoria su cui, a mio parere, ballano due- tre punti di differenza (115 a 112 per il filippino mi sembra il verdetto più calzante).
Manny Pacquiao, a mio parere, ha costruito la vittoria su due episodi fondamentali. 1) Il kd inflitto a Thurman nel primo round grazie a una combinazione astuta che coglie impreparato l'avversario. Pacquiao getta il peso in avanti sulla gamba destra, affondando con il diritto sinistro. Quasi contemporaneamente (e qui sta il difficile) scatta un corto gancio destro, portato quasi balzando in avanti (l'azione termina con la gamba sinistra in avanti). L'avversario si preoccupa di non prendere il primo colpo e rimane scoperto sul destro, che entra di slancio in velocità e non lascia scampo. Sul filmato che ho postato è possibile notare al rallenty l'efficacia di questa azione, peraltro già esibita da PacMan in precedenti match. 2) Il colpo al bersaglio grosso scagliato dal filippino durante la decima ripresa, il quale ha quasi spento le lampadine a Thurman. Un colpo fondamentale in quanto il pugile statunitense, in netta ripresa, stava riacciuffando le sorti del match dopo un avvio difficilissimo.
Destro al corpo di Thurman da ABS-CBN.com
Il resto fa parte del campionario che caratterizza le leggende dello sport: grande capacità mentale di gestire certe situazioni a un livello altissimo, grande capacità di soffrire, grande bagaglio di esperienza acquisita in quasi venticinque anni di attività contro i più forti della boxe odierna. Dimenticavo: il match era valido per la corona Wba (versione Super) dei pesi Welter detenuta da Thurman ma credo che questo fosse l'ultimo particolare.
Mondiale (Super) Wba Welter: Manny Pacquiao (Phi) b. Keith Thurman (Usa) - SD 12
Arbitro: Kenny Bayless - Giudici: Glenn Feldman 113-114; Dave Moretti e Tim Cheatham 115-112